Io, teatro di me

gen
09
2018

L’esperienza teatrale, tra gioco e rito, come luogo di riscoperta di sé.

 

Per fare teatro bisogna recitare? Assolutamente no! L’esperienza teatrale è qualcosa di molto più ampio e accessibile. É uno strumento importante per la propria crescita personale, ha un potere di guarigione ed è liberatorio.

 

Il teatro è il nostro corpo. Jean-Luc Nancy – nel suo saggio sul tema – scrive che ogni giorno, quando apriamo gli occhi, alziamo il sipario su un personalissimo spettacolo: la nostra vita. Di questo spettacolo siamo contemporaneamente attori e spettatori. Attori laddove agiamo a beneficio del mondo, spettatori quando ci vediamo riflessi negli occhi dell’altro.

 

Il teatro è una cura: nasce nel rito per permettere la purificazione (catarsi) di ciò che soffriamo e di cui non sappiamo liberarci con la ragione; ma si serve del gioco perché la leggerezza e l’ironia sono armi potenti e la risata è una medicina.

 

Il teatro è qui e ora. L’esperienza teatrale ha in sé un’effimera magia: quella di vivere qualcosa nel momento in cui la si sta vivendo. E per noi così affaticati tra i ricordi passati e le ansie future, provare a vivere il presente non è male, no?

 

Ci si propone dunque un percorso a tre tappe che, sfruttando ciò che si è detto come un mezzo, permetta di mettere in scena il proprio Sé:

  1. LE POSSIBILITA’ DEL VUOTO:

A teatro si mette una maschera per impersonare un personaggio finto, ma nel profondo avviene il procedimento inverso e si tolgono le maschere per scoprirsi veri.

Sperimentare il vuoto, che tanto spaventa l’uomo moderno, in un luogo protetto, per lasciare andare ciò che non serve e creare lo spazio necessario: il palco.

 

  1. I CONFINI DELL’ALTRO:

Se noi siamo teatro, anche il mondo è un teatro, insegna William Shakespeare, ed è quindi luogo di sguardi. E lo sguardo reciproco un rito sacro, che ci permette di percepire la nostra vera Presenza. Senza specchi, non conosceremmo il nostro volto. Senza relazione, non esiterebbe la vita.

Confrontarci con l’altro, per esplorarne la differenza e contemporaneamente definire la nostra esistenza: la Presenza e l’Insieme.

 

  1. Il DONO RECIPROCO

Infine, forti del vuoto e della relazione, permettere il dono reciproco e lo scambio gratuito in nome di un significato più grande. Ciò che avviene tra attore e spettatore ma anche ciò che siamo chiamati a fare nella vita di tutti i giorni, sfruttando la nostra Essenza: metterci a servizio dello Spettacolo.

 

 

Il percorso è consigliato in tutte e tre le tappe (una domenica al mese, dalle ore 10 alle ore 16:30), per il senso di continuità che lo caratterizza. Ma si può decidere di seguire solo quella più aderente alle proprie necessità.

Relatrice: Martina Colli.

Per iscrizioni ai Corsi contattare Martina al: 347 3536189.